MIELE AMARO

INTRODUZIONE AL LIBRO


In quasi tutte le opere che si possano leggere prima o poi ci si imbatte in un aforisma, una massima filosofica, una riflessione graffiante, una breve sentenza ed altro ancora: è indubbia quindi la consolidata posizione che l'aforisma riveste nei diversi generi letterari infatti anche se si avvicina alla massima e alla sentenza non coincide perfettamente con nessuna di queste.
Possiamo dire che ha una sua vita propria, autonoma e distinta: senza dubbio è una frase che riassume in poche parole l'esito finale, il risultato terminale di numerose precedenti riflessioni, osservazioni ed esperienze.Ma che cosa è veramente l'aforisma e quale funzione possiamo attribuirgli?
Nel suo significato derivante dal greco è "definizione" ed in realtà espone in modo chiaro, efficace e appunto definitivo un concetto ma la sua funzione e la sua portata sono molto più complesse: se è acuto contiene una riflessione profonda sulla realtà che comprende idee universali ma anche le più semplici cose della vita quotidiana.
Con poche parole si condensano la forma e il contenuto e si ottiene il massimo della potenzialità di un concetto: ciò che è personale e soggettivo diventa o può diventare una partecipazione universale che conserva la sua validità nel tempo.
È scontato che in una messe di alcune centinaia di aforismi, come in "Miele amaro" di Egidio Arlotti, non tutti possano arrivare a tanto o diventare universali perché tale pretesa è impossibile: l'importante è scovare sovente alcune perle che necessariamente devono essere prese in considerazione.
Acuto, intelligente, divertente, ironico, irridente, a volte serio e moralista, Egidio Arlotti ha la capacità di racchiudere tutto in forma aforistica e far pensare il lettore: si capisce subito che non sono solo battute di spirito o adagi divertenti ma qualcosa di più. In questi aforismi vi sono tutte le esperienze di un uomo, le considerazioni sulla vita, le gioie ed i dolori, le speranze e le illusioni, i vizi e le virtù, l'amore e il rapporto con le donne, la solitudine e la felicità.
Il lettore saprà sicuramente individuare gli aforismi che hanno una forza incisiva maggiore, una loro originalità, una acutezza nell'indagare la realtà o una graffiante ironia nel sezionare i difetti, i vizi e le debolezze dell'uomo. Tutti noi sappiamo infatti che nella nostra storia possono cambiare le strutture sociali, i soggetti che si alternano al potere, le condizioni umane ma difetti, vizi e debolezze dell'uomo restano sempre uguali.
Dalla sua anima Egidio Arlotti sa trarre la forza dirompente e insieme fustigatrice per costruire immagini e pensieri che si frantumano in specchi ognuno con una sua peculiarità riuscendo a tener lontani i luoghi comuni.
Nelle osservazioni della realtà, nelle fotografie delle sfumature degli aspetti della vita, Egidio Arlotti come un chirurgo, taglia, seziona, asporta con mano fredda, decisa e consapevole dell'operazione da eseguire: sempre diversa per ogni caso si prospetti. Spiragli di autoironia emergono dalla moltitudine di pensieri che sembrano nascere da una anarchia mentale ma al contrario rappresentano sempre una intuizione del carattere problematico, labile e rischioso di ogni situazione, di ogni esperienza umana, e la scoperta dell'aspetto precario dell'esistenza non è mai portatrice di negatività ma piuttosto di una ricerca di un equilibrio fosse anche solo temporaneo.
Una rivolta contro un mondo rimasto senza norme, senza valori, in una parola senza etica: l'eterno conflitto contro il nulla e l'assurdo di un mondo instabile ed ipocrita.
"Solo una persona ingenua può sorprendersi se un serpente si comporta come un serpente" è un aforisma particolarmente significativo del senso di una filosofia carica di humour ed ironia perché sottolinea in diversi registri morali ed intellettuali l'assurda e sciocca pretesa di ignorare la realtà: un ancestrale desiderio di chiudere gli occhi davanti alla parte nascosta e velenosa dell'essere umano e di tutti gli esseri viventi come se tutto ciò che esiste non dovesse comportarsi secondo la sua natura e le sue leggi.
Sembra non dimenticare che l'uomo prima di essere Uomo-Idea, Ragione, Libertà è fame, istinto sessuale, impulso primordiale.
"Primum vivere deinde philosophari" non è una massima poco raffinata o volgare ma riassume la filosofia inconsapevole di quasi tutti gli uomini.
Le fulminee intuizioni che si possono ritrovare in questi aforismi sembrano superficialmente buttate lì quasi per caso ma diventano velenose constatazioni sull'umano destino dell'uomo, sulle sue manie di apparire per quello che non è, sulla detestabile abitudine di indossare un'idea diversa assecondando la stagione, di credersi intelligente, scaltro, furbo e poi cadere inesorabilmente come una pera matura nei comportamenti quotidiani.
Una lezione dal sapore agrodolce che fa dell'ironia e della spontaneità le sue armi vincenti ma non dimentica mai l'"essere umano" che osserva acutamente questo mondo: un disincantato cammino che annota comportamenti e realtà fra loro diverse con l'amara consapevolezza che la felicità spesso è una chimera ed "ogni conquista è sempre da considerarsi provvisoria".

Massimo Barile


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